Il Garante, la privacy e il sysadmin
Anche se, dalle cretinate che scrivo non si direbbe, qualcuno sa che come lavoro faccio (o meglio cerco di fare) il sysadmin (sarebbe divertente commentare la frase riportata nel link che ho inserito: Ottenere le migliori prestazioni possibili con l’hardware a disposizione), quindi di fatto sono, da anni, direttamente coinvolto nell’argomento Le linee guida del Garante per posta elettronica e internet e da anni sono perseguitato dalla paranoia di utenti che hanno paura di essere spiati. Ora a parte il fatto che in ogni ditta dove ho lavorato ho firmato un documento di riservatezza, a parte il fatto che non è mio compito controllare nessuno, a parte il fatto che se uno ha spesso paura di essere controllato allora probabilmente ha la coscienza sporca e così non fa altro che attirare l’attenzione su di sé, anch’io potrei essere controllato dai miei superiori, e i miei colleghi che hanno la mia stessa qualifica avrebbero la possibilità di controllare me e viceversa (ma siamo tutti grandi e grossi e picchiarci tra di noi non sarebbe piacevole
), e soprattutto a me non interessa se gli utenti non fanno niente dalla mattina alla sera, è il loro responsabile che deve giudicare il loro lavoro, a me interessa che non mi incasinino la rete. Premesso che dove lavoro ritengo che tutti fanno i bravi (ma non lo posso sapere perchè non è tra i miei compiti controllare
), come esempio generico vorrei comunque precisare che privacy non vuol dire sono tutelato, quindi faccio quello che mi pare anche a costo di saturare la banda (e non mi si venga a dire predichi bene ma razzoli male, se devo usare internet per fini personali uso la mia connessione casalinga), perché:
L’Autorità prescrive innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato i lavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che vengano effettuati controlli.
Quindi i controlli, a determinate condizioni, ci possono essere.
Anche se, giustamente:
Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come il monitoraggio sistematico delle pagine web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe un controllo a distanza dell’attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori. Viene inoltre indicata tutta una serie di misure tecnologiche e organizzative per prevenire la possibilità, prevista solo in casi limitatissimi, dell’analisi del contenuto della navigazione in Internet e dell’apertura di alcuni messaggi di posta elettronica contenenti dati necessari all’azienda.
Comunque:
Il provvedimento raccomanda l’adozione da parte delle aziende di un disciplinare interno, definito coinvolgendo anche le rappresentanze sindacali, nel quale siano chiaramente indicate le regole per l’uso di Internet e della posta elettronica.
E poi:
Il datore di lavoro è inoltre chiamato ad adottare ogni misura in grado di prevenire il rischio di utilizzi impropri, così da ridurre controlli successivi sui lavoratori. Per quanto riguarda Internet è opportuno ad esempio:
- individuare preventivamente i siti considerati correlati o meno con la prestazione lavorativa;
- utilizzare filtri che prevengano determinate operazioni, quali l’accesso a siti inseriti in una sorta di black list o il download di file musicali o multimediali.
Ma i filtri non si possono configurare a priori, vanno costantemente aggiornati, anche manualmente, quindi come al solito qualche aspetto dubbio da approfondire rimane.
Comunque si precisa che:
Qualora queste misure preventive non fossero sufficienti a evitare comportamenti anomali, gli eventuali controlli da parte del datore di lavoro devono essere effettuati con gradualità. In prima battuta si dovranno effettuare verifiche di reparto, di ufficio, di gruppo di lavoro, in modo da individuare l’area da richiamare all’osservanza delle regole. Solo successivamente, ripetendosi l’anomalia, si potrebbe passare a controlli su base individuale.
Occorre sottolineare che si dice che gli eventuali controlli devono essere effettuati da parte del datore di lavoro o, ritengo, da chi ne abbia la delega, ma allora, in quel caso, se il sysadmin non deve controllare, nessuno può dirgli che non ha chiuso tutti i siti illeciti, perché, come detto, non c’è nessun filtro che automaticamente individua e protegge, anzi spesso i filtri preconfigurati bloccano siti leciti, se la banda è satura l’amministratore di sistema deve essere autorizzato a controllare chi la sta saturando e in che modo, se non lo è, in caso di rallentamenti della rete il datore di lavoro non gli può rimproverare nulla (e in quel caso è inutile che gli utenti si lamentino che la rete è lenta). Se la Finanza scopre che un dipendente ha scaricato Il meglio di Al Bano o I Ricchi e Poveri gold edition o I Porno Puffi, il sysadmin che non ha il permesso di controllare non deve essere rimproverato di aver fatto male il proprio lavoro, anzi teoricamente, in casi come questo, se denunciasse il furfante quest’ultimo potrebbe denunciarlo per violazione della privacy.
Quindi le leggi sono belle, i sindacati sono bravi, ma forse quando si parla di privacy si sopravvaluta l’informatica e si sottovaluta il fatto che usando un computer si lasciano un sacco di tracce che, anche senza essere del mestiere, possono essere utilizzate per vedere chi fa cosa, un classico esempio è la moglie che sul pc di casa controlla i siti porno frequentati dal marito.
Se poi in un’azienda esiste un unico sysadmin che è il solo ad avere la conoscenza di quel strano mondo che è l’informatica, allora, se fossi nei dipendenti di quella ditta, starei attento a quello che faccio.
Comunque se in un posto di lavoro tutti facessero quello che dovrebbero fare, ovvero lavorare (con qualche doverosa pausa), tanti problemi non ci sarebbero. Se qualche dipendente realizzasse che se lui fa il furbetto, nonostante sia ben pagato (non sto parlando di me
), non danneggia il padrone, ma l’azienda stessa, quindi i suoi dipendenti e di conseguenza anche lui, tante ditte non sarebbero costrette a licenziare.
Se invece siete sfruttati da individui senza scrupoli allora… Viva la Revolucion! 
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Categorie società
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, ma è stato triste vedere magnificate le doti di quello che poi alla fin fine si è rivelato solo un database Access con una gradevole interfaccia grafica e un banale sistema di protezione hardware. Io non ne capisco niente, ma senza offesa per nessuno, non si può dire che saper realizzare un database Access sia programmare ad alto livello.
Ultimamente mi vengono presentati molti esperti, in particolare nel campo in cui, ahimè, lavoro: l’informatica. Questi esperti, scelti grazie a curriculum pompati, o soprattutto grazie 