Parole in rete

Il Giuramento degli Elfi

Sexy Elfa Era la sera di un giorno d’inverno e la pioggia continuava a scendere copiosa sin dalle prime luci del mattino. Le strade di Hastar erano deserte, ma una figura minuta avvolta in un lungo mantello percorreva frettolosamente la strada principale per recarsi alla Taverna della Spada di Fuoco, posta alla fine della via. Improvvisamente il passo deciso cominciò a farsi incerto a causa dell’intensificarsi dello spirare del vento, che fino a quel momento non si era fatto sentire ma che ora soffiava impietosamente contro la malcapitata figura. Era dal tempo in cui era stato respinto l’attacco dei seguaci di Tremor, il temuto Dio del Male, che sulla regione di Goodlona non si verificava un periodo così buio.

Fu quindi un sollievo per il temerario sfidante del maltempo aprire la porta della taverna e trovarsi finalmente in un luogo caldo ed accogliente. Dopo essersi tolta il mantello la figura si rivelò essere una splendida elfa, armata di spada e bisognosa di un bagno caldo.
Mentre ordinava una tisana calda le parve di sentire echeggiare il suo nome:

Norana

sembrò esclamare qualcuno tra la folla rumoreggiante, così forte che più d’uno si voltò verso il punto da cui sembrava provenire quella voce. La penombra della taverna e il persistente brusio di fondo non permisero a Norana di individuare chi l’avesse chiamata, decise quindi di alzarsi e cominciare una ricerca tra gli astanti ma non riconobbe nessuno che potesse sapere il suo nome e quindi si convinse che non fosse lei la persona che era stata chiamata.
Tornando al banco udì nuovamente la medesima voce, che ora iniziava ad assumere un suono molto famigliare nonostante il brusio di fondo non si fosse attenuato, si voltò di scatto e riconobbe colui che un tempo era stato il suo compagno d’avventure nelle terre lambite dal mare di Essiter, l’amico fedele di tante battaglie e di tanti duelli all’ultimo sangue contro le forze del Male:

Oxyr! Sapevo che non saresti mancato!

- e dicendo ciò corse ad abbracciarlo come sgravata da un peso -

Allora non sono giunta sin qui per niente, ti sei ricordato del nostro giuramento.

E come avrei potuto dimenticarlo?

disse lui guardandola intensamente negli occhi come si guarda non chi si ama ma chi si è orgogliosi di riavere al proprio fianco.

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Continua?

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20/05/2008
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Il palazzo di fronte

Adoro spiare quelli del palazzo di fronte e grazie al caldo, stasera hanno tutti le finestre spalancate, o semplicemente sono dei fottuti esibizionisti. Ma purtroppo avrò solo pochi secondi per spiarli.

Decimo piano: La solita banale coppia di mezz’età e la solita banale posizione del missionario.
Nono piano: La cosa si fa eccitante, le due lesbiscone stasera ci stanno dando alla grande.
Ottavo piano: Strano, oggi la signora fa da sola.
Settimo piano: C’è un’orgia?
Sesto piano: Povero cane…
Quinto piano: Il solito trenino…
Quarto piano: Wow! Legata al letto!
Terzo piano: Roberta e Federica…
Secondo piano: Troppo veloce.
Primo piano: La velocità aumenta.
Mi spiaccico al suolo, sono morto.

N.B. E’ solo un racconto :wink:

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3/12/2007
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Un viaggio in treno

La fitta nebbia che avvolgeva la stazione sembrava aver invaso anche lo scompartimento, quando entrò lei, bellissima, con degli occhi meravigliosi ed uno splendido sorriso e sembrò che il sole sorgesse in un’alba indimenticabile. Ci salutammo educatamente come si fa tra sconosciuti e la sua voce meravigliosa mi parve il dolce richiamo di una sirena, non riuscii a staccarle gli occhi di dosso, lei continuava a sorridermi e io credevo di sognare. Non facemmo altro che guardarci per tutta la durata del viaggio, in quanto ero inebetito anche dal suo profumo e ad un certo punto credetti di essere in paradiso. Improvvisamente le sue labbra si unirono alle mie in un appassionato bacio che mi sembrò infinito, quando di scatto, appena il treno si fermò alla stazione, lei si alzò e scese di corsa dal treno, io ero come paralizzato dall’emozione di quei momenti e quando parzialmente mi ripresi, il treno era già ripartito.
Per tutta la vita presi quel treno, ma quel giorno era destinato a rimanere il più bello della mia vita.

treno

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12/09/2007
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Vedo sangue

Vedo sangue, tanto sangue. Infatti è da tempo che penso di uccidere Paulette, la mia odiata consorte, quella gran sodomita che va a letto con chiunque le capiti a tiro, e Dio ne abbia misericordia, giace anche con persone del suo stesso sesso. Pensavo ad una bella gita in montagna e ad una piccola spinta a ridosso di un burrone.

Vedo sangue, tanto sangue. Infatti è da tempo che penso di uccidere Mitchell, quel debosciato del mio primogenito che ignorando i dettami di nostro Signore, ha rubato gran parte dei risparmi di famiglia e li ha sperperati giocando per intere notti in squallide bische clandestine. Pensavo ad un bel colpo in testa con quella vecchia mazza da baseball che tengo in cantina.

Vedo sangue, tanto sangue. Infatti è da tempo che penso di uccidere Dorothy, la mia piccola bambina che appena superata l’età dell’innocenza, senza lasciarsi illuminare dalla luce divina, ha cominciato a vendersi, in cambio di ogni tipo di droga e di alcolici, agli amanti e alle amanti di mia moglie, sperimentando ogni sorta di perversione e di degrado umano. Pensavo ad una accidentale caduta da cavallo.

Vedo sangue, tanto sangue. Infatti è da tempo che penso di uccidere Barton, che sarei io, distrutto emotivamente e psicologicamente dalla mia bella famigliola. Sono nella vasca da bagno e vedo sgorgare il sangue dalle vene che mi sono tagliato non so quanto tempo fa. Ma ora non voglio più morire, penso che con l’aiuto di nostro Signore, con il perdono e la comprensione, grazie all’opera pia della chiesa, potrò ricomporre la mia famiglia e riportarla sulla retta via. Vedo che tutti insieme parteciperemo alla messa della Domenica intonando le odi a nostro Signore, vedo tutti noi fare delle opere di bene. In un lampo di lucidità vedo Paulette, Mitchell e Dorothy sulla soglia della porta, vedo che mi sorridono e io ricambio il loro sorriso, Dio ha ascoltato le mie preghiere, sento una grande gioia in me, vedo gli Angeli, i Santi e il Paradiso e subito dopo vedo i miei famigliari che, continuando a sorridere, chiudono la porta.

Vedo sangue, tanto sangue, vedo me morire da suicida, vedo le fiamme, i Diavoli e l’Inferno.

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7/05/2007
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Notte

Notte, periferia di una metropoli, hai preso l’autobus sbagliato oppure sei sceso alla fermata sbagliata, di fatto non sai dove sei. Vorresti chiamare qualcuno, ma il telefonino non funziona, maledici te stesso per il fatto di non averne comprato uno nuovo quando quello che stai cercando di usare ha dato i primi segni di cedimento. Cammini alla ricerca di qualcuno o di qualcosa, è buio, non pensavi che l’illuminazione in periferia fosse così scarsa, ad un certo punto trovi un ipermercato, ma ovviamente è chiuso, vedi una luce, intravedi delle sagome, ti accorgi troppo tardi che una prostituta sta intrattenendo un suo cliente su un lercio materasso, ti vedono, ridono e continuano il loro amplesso. Scappi non sapendo neppure perchè corri così affannosamente, forse lo fai perchè credi di aver visto un gruppo di persone, ti avvicini, non sembrano brave persone, ti allontani prima che ti vedano.
Cammini, o meglio vaghi senza meta anche se vorresti averne una, ma ad un certo punto realizzi che non sai neppure dove volevi andare, dove vorresti essere, non sai neppure chi sei, poi pensi e ricordi che eri ad una festa, baciavi una ragazza, bevevi qualcosa di forte, ma non eri ubriaco o forse ti ubriacava il desiderio di possedere la ragazza, che ad un certo punto versa qualcosa nel tuo bicchiere e poi… il nulla!!!

Ora sei teso, spaventato, frughi nelle tasche ma non trovi il portafogli, forse lo hai perso oppure te lo hanno rubato, ma allora perchè non rubarti anche il cellulare? Realizzi che non aveva senso rubarti un telefonino guasto, ma forse non aveva neanche senso rubarti il portafogli. Sudi, non ricordi chi sei, ma se ti hanno drogato prima o poi passerà e quindi tutto tornerà come prima. Decidi di attendere, ti distendi per terra, ti addormenti e sogni la bella ragazza dagli occhi chiari e dai morbidi capelli, ricordi i baci e le carezze, la sua pelle morbida e il suo dolce profumo, stai bene, ma poi ti svegli. Non ricordi, allora torni indietro fino alla fermata, aspetti che l’autobus arrivi, ma passano le ore, e tu non hai neanche un orologio…

Piove, la strada diventa fango, forse sei nel posto sbagliato, forse non c’è nessuna fermata dell’autobus, forse non eri ad una festa, forse non c’era una ragazza, forse non ti hanno drogato, forse non ti hanno derubato, forse sei pazzo.
Quando non hai quasi più speranze, la pioggia ti schiarisce le idee, incominci a ricordare, sai perchè sei lì, un sorriso illumina il tuo volto, poi ricordi la ragazza, i baci, le carezze, la sua pelle morbida e il suo dolce profumo, corri felice verso l’autobus che sta arrivando, scivoli, batti la testa e il trauma ti fa perdere definitivamente la memoria.

E’ notte, non sai chi sei…

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27/01/2007
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