Sto seduto nel bar di una piccola città e commento con gli amici le vicissitudini delle squadre locali. La squadra di calcio andava molto bene, ma poi, per cercare di migliorarla, l’allenatore ha fatto comprare un nuovo giocatore, certamente bravo, ma non quel campione che si pensa in giro, di certo non un Maradona, però viene trattato come tale, facendogli fare quello che vuole e pagandolo molto più del resto della squadra, facendolo così diventare l’elemento destabilizzante del gruppo. Di conseguenza si sono venuti a creare malumori interni, i giocatori sono diventati nervosi e quindi i risultati sono peggiorati, addirittura sembra che metà squadra abbia chiesto di andarsene a fine stagione. Non tenendo conto dell’importanza del gruppo l’allenatore ha sfasciato una squadra che poteva puntare al primo posto e che ora forse retrocederà.
Della squadra di basket invece non si parla volentieri, in quanto da mesi è presente la stessa situazione: i giocatori ci sarebbero ma l’allenatore non sa gestirli, quindi ha tanti individualisti, ma gli manca il gruppo, la squadra, quell’elemento unico che permette di produrre i risultati.
Insomma due situazioni opposte ma lo stesso problema, non dimentichiamo che i Mondiali di calcio, sia quelli del 2006, sia in particolare quelli del 1982, sono stati vinti soprattutto grazie alla coesione del gruppo, in ogni sport di squadra è importante che i campioni si integrino nel gruppo, che non ci siano elementi destabilizzanti. Il concetto, ovviamente, si applica anche ad altri campi come – principalmente – il lavoro.