Lost in Translation
Mi ero ripromesso di non guardare più film romantici, ma nonostante il raggiungimento del massimo picco di cinismo nei confronti del rapporto tra uomo e donna, non potevo non vedere Lost in Translation.
La superba interpretazione di Bill Murray, la grande prova di Scarlett Johansson (senza dimenticare quello che sin dai tempi di Friends ho sempre considerato un grande attore: Giovanni Ribisi), la stupenda fotografia, la grande colonna sonora, l’abile sceneggiatura, la, per me, sorprendente regia, rendono il film di Sofia Coppola qualcosa di veramente bello, apprezzabile soprattutto se lo si guarda da soli.
Non è un film di facile lettura, dopo una bella parte iniziale c’è una leggera caduta di tono, ma il grande, coinvolgente finale, risolleva il tutto rendendo il film un’emozione indimenticabile.
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Scarlett Johansson
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Quoto tutto “tranne” l’inizio del secondo paragrafo in cui invertirei i tuoi giudizi sulla prova degli attori. Scarlett, come dicono gli americani, “is (really) something” (in tutti i sensi
)!
.Ciao Enzo!
L’ho visto lunedi’ scorso, quando in Inghilterra hanno reso gratuito un canale di soli film.
Decisamente interessante, molto ben diretto e orchestrato in maniera degna di un maestro. I momenti di imbarazzo nei loro incontri, i momenti di stasi via via meno oppressivi.
Bello, decisamente Bello!
Devo anche dire che i due protagonisti principali hanno recitato in maniera INCREDIBILE! BRAVI!
Altra sincerita’: una volta che si comincia a guardare i film in lingua originale si apprezzano anche i dieci attori con dieci voci diverse, le labbra che si muovono all’unisono con la voce e le sfumature che la versione tradotta non riesce a rendere, come i suoni piu’ reali…
Ottimo film, lo consiglio a tutti (tranne coloro che sono in vena pessimistica… e’ un film che mostra una solitudine infinita!!!!)
.@ Dc Fan
La mimica di Bill Murray è inarrivabile.
@Carlo
Concordo che i film in lingua originale sono un’altra cosa, per fortuna esistono i DVD
Quando ho visto il film attraversavo un periodo di profondo pessimismo, Lost in Translation mi ha “guarito”.
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