L’apparenza impera anche nella marmellata
Oggi sul quotidiano della mia città è presente un’intervista al titolare di una nota catena di supermercati. Nell’articolo si ricorda come ormai il supermercato rionale ha rimpiazzato quella che era la vecchia bottega sotto casa che ormai va scomparendo.
Ma la cosa che mi ha particolarmente colpito è stata l’ammissione che alcuni generi alimentari, come in questo caso la marmellata, pur avendo etichette di marche più o meno prestigiose, con conseguente diversità di prezzi, in realtà sono prodotti nello stesso stabilimento che ha un contratto di fornitura con le varie catene. Questo accade anche in altri campi, come ad esempio, l’informatica.
Comunque l’argomento principale è la constatazione che, anche nel campo alimentare, la crisi dei consumi sia sempre più evidente. Questo è giusto ricordarlo e spero che non diventi mai un fatto scontato fino a quando ci sarà almeno una piccola possibilità di risollevarsi almeno un po’, anche se ritengo che sarà molto difficile tornare ai tempi del consumismo sfrenato.
Mi sembra che l’opinione pubblica si sia resa conto troppo tardi che non si tratta della solita crisi passeggera ma di un radicale cambiamento sociale.
Il bello, o meglio il brutto, è che dei noti settimanali già negli anni ottanta avevano riportato le previsioni di famosi sociologi ed economisti che si sono quasi tutte puntualmente avverate. Hanno avuto ragione sui cambiamenti climatici, sull’ondata immigratoria, sulla crisi economica, l’unica cosa in cui le previsioni hanno sbagliato è stata la disgregazione di nazioni tipo Jugoslavia e Unione Sovietica che erano invece indicate, al pari degli U.S.A., come futuro modello di aggregazione.
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