Danny the Dog
Qualcuno dirà: Ecco che come al solito parla bene di un film in cui è coinvolto Luc Besson. A parte il fatto che alcuni suoi film non mi sono piaciuti molto, questa volta ho scoperto solo nei titoli di coda che Danny the Dog è stato scritto dal grande cineasta francese. Ero indeciso se vederlo, ero prevenuto dal fatto che la critica, in genere, non ne parla benissimo, ma il cast meritava, quindi ho visto il film e non ne sono rimasto deluso, anche se in genere non mi piace la violenza esasperata, in particolare se accomunata alle arti marziali, ma il ritmo serrato, tipico dei film di Luc Besson, accompagnato da una stupenda colonna sonora, non hanno fatto pesare alcune scene di combattimento forse eccessivamente lunghe.
E’ una storia di contrapposizioni, non è solo la solita storia sull’odio e sull’amore, la vicenda mostra i due lati estremi dell’uomo, il violento, il killer, la bestia assetata di sangue contrapposta ad una persona gentile, amante dell’arte e dei propri simili, non necessariamente consanguinei, anche se ciò che accomuna il cucciolo al bambino è quello che è il più grande sentimento che ci possa essere, l’amore per la propria madre.
E’ certo una visione ingenua del mondo, anche il film ha un’ingenuità di fondo, sappiamo bene che i cinici, i furbi, i gran figli di mignotta vincono (quasi) sempre, ma talvolta è bello sognare, pensare che c’è una speranza, una speranza d’amore, di pace, di serenità che possiamo provare anche solo abbracciando una persona cara.
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Se non lo facessimo, se non sognassimo, se non avessimo speranze, non saremmo uomini ma automi e la vita non sarebbe degna di essere vissuta…..
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