Non ho mai fumato in vita mia (anche se alcuni dicono che mi sono fumato il cervello
), ma penso che la realizzazione di un sigaro sia una forma d’arte, se poi il tutto viene fatto da una avvenente torcedora, ancora meglio
. Questo articolo non vuole indurre al fumo, si ricorda che il fumo nuoce gravemente alla salute.
Ogni prodotto ha la sua patria (e questo è un argomento che svilupperò in futuro), il luogo dove crescono le migliori foglie di tabacco del mondo è Pinar del Rio, la regione cubana più ad ovest, la zona del tabacco per eccellenza dell’isola dove ci sono terreni che sono protetti dalla più antica Denominazione d’ Origine Controllata per quanto concerne il mondo del tabacco.
Infatti il termine Habanos indica una Denominazione d’Origine Controllata riservata ai migliori sigari prodotti a Cuba. Tutti gli Habanos sono cubani, però non tutti i sigari confezionati a Cuba si possono definire Habanos, ma solamente quelli che sono stati prodotti in maniera conforme ai criteri ufficiali di manifattura cubana e nella cui produzione si sia utilizzato esclusivamente tabacco coltivato appunto nelle regioni a Denominazioni d’Origine Controllata internazionalmente riconosciute.
L’aromatica mistura di ogni sigaro (da cui aroma, sapore e caratteristiche uniche) è dovuta all’utilizzo di cinque tipi di foglie differenti: tre vanno a costituire la tripa ovvero il ripieno (ligero, seco e volado) e due sono destinate a capote (la sottofascia) e capa (la fascia esterna). Due sono le tipologie di pianta da cui si ottengono queste foglie: corojo e criollo, tipiche della terra di Cuba.
Il sigaro è come il vino, più stagiona meglio è. Per gustare i sigari al meglio bisogna conservarli alla temperatura ideale (tra 16 e 18 gradi) e al giusto tasso di umidità (tra 65% e 75%) e per farlo esistono gli humidor, dei contenitori in legno pregiato (soprattutto cedro), completi di igrometro e umidificatore.
Prima di accendere l’Habanos, si può immergerne l’estremità in un Cognac Hennessy d’annata.
Un accessorio fondamentale è il tagliasigari. Il tiraggio del sigaro è determinato dal modo in cui viene tagliato, quindi la cosa da non fare è morsicarlo. I migliori tagliasigari sono le apposite forbici e le ghigliottine a due lame (o rotonde), i loro acciai affilatissimi sono molto costosi.
Accenderli richiede una certa maestria, una buona accensione valorizza il sigaro. Con una ghigliottina si opera un taglio netto di pochi millimetri sulla testa (dalla parte della fascetta), si tiene inclinato il piede del sigaro verso la fiamma senza che questa lo tocchi, in questo modo l’umidità si asciuga, intanto si ruota di 360° il sigaro per ottenere un’accensione più uniforme. Quando si è formato un braciere di 1 mm di spessore il sigaro è pronto. La fiamma deve essere di almeno 2 cm e inodore. Come accendisigari l’ideale sarebbero dei trucioli di cedro, ma vanno benissimo anche fiammiferi lunghi svedesi, accendini a gas o, meglio ancora, accendini di tipo elettronico o a fiamma doppia che garantiscono un’accensione più uniforme, il non plus ultra in questo senso è costituito dagli accendini laser preferibilmente prodotti dalla Dupont o dalla Lubinski che sono tra le marche migliori. Non vanno usati invece zippo, candele e cerini, il loro cattivo odore persiste anche dopo l’accensione, compromettendo la fumata.
Quando non è in bocca o tra le dita, un sigaro non dovrebbe oscillare su un comune posacenere. Un posacenere da sigaro è più grande e più profondo, meglio se di porcellana o di cristallo. Bisogna ricordarsi che il sigaro non si spegne come una sigaretta, bisogna attendere che si smorzi da solo.